Buongiorno affezionati blogger, questo mese abbiamo letto un libro dell'autore di
"Il mondo di Sofia".
Meraviglioso libro, assolutamente da leggere prima di morire, dopo potrebbe essere complesso, dati certi al momento non ne abbiamo, nell'ignoranza meglio premunirsi prima.
Con tali premesse ed aspettative, il libro del mese appariva come il più bel cioccolatino della scatola incrociata. Stai a vedere che il segreto della felicità è l'assenza di desiderio.
Se nulla vuoi, se nulla ti aspetti, se nulla avrai, non potrai essere deluso ne infelice.
Ma da qui al nirvana manca ancora qualche milionata di vite, stima fatta ad occhio, ma non credo si discosti molto dal plausibile.
E come spesso accade, "just around the corner" c'è l'inatteso.
Nel ns caso un libro che non avremmo mai voluto dover leggere.
Purtroppo questo mese ci tocca parlare del "consolatore" e se anche questo mese si volesse fare il gioco del "riassumi il libro in una parola", quella che salterebbe fuori sarebbe NOIA.
Eterna, infinita, uno stillicidio, ogni parola un ago in un occhio.
Leggendo il libro il tempo scorre via veloce come potrebbe apparire ad un bimbo che guarda le gocce di pioggia sulla finestra aspettando il sole per poter uscire a giocare con gli amichetti.
Sotto tale tetro cielo un lampo illumina per un momento il nostro piccolo immaginifico mondo: il protagonista è piuttosto strano.
Qualcuno lo definirebbe pazzo, o decisamente strambo se fosse persona indulgente, ma a noi che l'osserviamo da vicino, tale non risulta. In fondo c'è una logica nel suo strambo comportamento (ebbene sì, sono indulgente), inusuale, inaspettata, decisamente insolita, ma motivata.
La conoscenza porta alla comprensione prima, alla compassione poi.
I sapiens sono animali sociali, la solitudine è fardello insostenibile, per non impazzire si assumono comportamenti da folli. Un paradosso che ci salva.
Quanta tenerezza in così tanta umanità che cerca in fondo solo di sopravvivere.
voto 6,5
un lettore
lunedì 19 giugno 2017
giovedì 18 maggio 2017
Libro di APRILE - Mia nonna saluta e chiede scusa - Fredrik Backman
Ciao cari affezionati blogger, ben ritrovati nel ns piccolo e intimo cyber spazio di commento.
Il titolo del mese prometteva ilarità, ha regalato commozione.
Vai a vedere che un libro è come la vita che è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti possa capitare.
Per chi da bambino ha avuto una nonna qualcosa gli potrà risultare familiare, per chi no, può solo immaginare o rimpiangere l'occasione persa. Evidentemente quel cioccolatino era già stato preso.
La nonna in questione è raccontata dalla bimba protagonista del racconto e non è una nonna normale, posto che ne esistano, ma una nonna eccezionale.
E' tale non solo perché la nipotina di otto anni la vede così, ma anche per i suoi gesti attuali e per il suo trascorso. Anche noi adulti che ne leggiamo la storia non possiamo notare una personalissima tendenza all'anticonformismo della vecchia in missione.
Già, perché una nonna è sempre in missione, ha una nipote da proteggere, se poi questa nipote è speciale; a detta della nonna, o nerd;a detta dei compagni di scuola, che la "bullizzano", o particolare, o troppo intelligente; a detta degli adulti, allora la missione è irrimandabile.
Ma questa non è la storia di una nonna che aiuta una bambina dotata.
Questa è la storia di una nonna che manda in missione la bambina per risolvere anni di "non detto" fra gli adulti che abitano nello stesso condominio, tutti legati alla nonna in qualche modo.
Fra questi poi, ci sono a loro volta legami forti e profondi, ferite non rimarginate.
Quando non può più farlo direttamente, la nonna manda la bambina da ognuno di loro con una lettera di scuse.
Ogni lettera ci racconta il legame fra la persona e la nonna, i legami fra le persone.
Ci racconta come i drammi segnino la vita.
Ci si immerge nell'interiore del fardello che ci si porta dietro, spiegazione dell'io odierno.
Osservare il passato per comprendere il presente.
Ipotizza un potere terapeutico e liberatorio della parola, del perdono.
Quest'ultimo rende finalmente liberi?
Le sbarre che ci rinchiudono le abbiamo costruite noi con la ns immaginazione? Non sono reali?
Un libro che regala domande.
voto 6
Un lettore
giovedì 13 aprile 2017
Libro di MARZO - Un'arida stagione bianca - André Brink
Buongiorno cari blogger, se vogliamo riassumere il libro in una parola, direi angoscia. Anche ansia andrebbe bene, e ci metterei pure paranoia.
Come dite... sono tre? Va bene dai, allora che siano tre parole.
Non siamo al livello delle tre parole che ci allietarono qualche estate fa, per i più distratti: sole, cuore, amore, ma ci accontentiamo.
Il ns ringrazionamento va a Valeria Rossi per le tre parole, ad André Brink per questo romanzo.
Sudafrica, in pieno apartheid, la vita scorre tranquilla e monotona, come sempre accade per molti.
Per la maggioranza silenziosa, che non parla, non urla, non protesta, perché in fondo sta bene.
C'è una minoranza che sta meno bene, se non proprio male, in realtà trattasi di maggioranza, se vista in termini numerici, minoranza se vista in termini di peso sociale, politico.
Il ns protagonista appartiene al primo gruppo. Persona onesta, perbene, va in chiesa la domenica, insegna in una scuola. Sposato, con figli. Normale si direbbe.
Normale in effetti, vista la sua reazione davanti all'ingiustizia.
Uomo di principi, vive e partecipa in una società della quale condivide le leggi, le abitudini e le usanze.
Crede nel sistema.
Crede nello stato.
Crede nella giustizia.
Che fare quando è lo stato ad essere ingiusto?
Che fare quando un tribunale tradisce la propria sacralità, sacrificando sull'altare dello status quo la giustizia?
Fare finta che il mondo in cui si vive sia vero, che le regole di convivenza comuni esistano ancora?
Pur sapendo che così non è, rassegnarsi a vivere in una menzogna?
Questo gli risulta impossibile, non riesce a fingere che l'elefante nel salotto non ci sia, non riesce ad ignorare la realtà vista e vissuta, non come viene raccontata per convenienza.
Dicendo che il re è nudo, rende di fatto stupidi quanti fingono non lo sia.
Non ci si fa molti amici evidenziando gli errori, un vecchio adagio orientale recita: "correggi un sapiente e lo farai ancora più sapiente, correggi uno stupido e ti farai un nemico".
Beh, qui non è che abbia cercato di correggere degli stupidi, anzi, erano molti intelligenti.
Un bel problema quando questa si abbina al cinismo.
Quindi ci troviamo in un campo di battaglia, da una parte un cittadino che lotta contro le istituzioni che pervertono l'ideale di democrazia che dovrebbero rappresentare e custodire.
Dall'altra l'apparato di uno stato deviato.
Non vi anticipo come va a finire.
Un grande racconto, per denunciare l'onta di un regime razzista.
Nonostante l'occidente abbia vissuto il nazi-fascismo e il suo orrore, questo non è bastato per impedire un altro "sonno della ragione".
A voler essere pignoli, di pennichelle l'umanità se ne sta facendo anche ora.
Possiamo solo dire grazie ai vari sonnambuli che saltuariamente si aggirano cercando di risvegliare l'umanità.
voto 8
un lettore
Come dite... sono tre? Va bene dai, allora che siano tre parole.
Non siamo al livello delle tre parole che ci allietarono qualche estate fa, per i più distratti: sole, cuore, amore, ma ci accontentiamo.
Il ns ringrazionamento va a Valeria Rossi per le tre parole, ad André Brink per questo romanzo.
Sudafrica, in pieno apartheid, la vita scorre tranquilla e monotona, come sempre accade per molti.
Per la maggioranza silenziosa, che non parla, non urla, non protesta, perché in fondo sta bene.
C'è una minoranza che sta meno bene, se non proprio male, in realtà trattasi di maggioranza, se vista in termini numerici, minoranza se vista in termini di peso sociale, politico.
Il ns protagonista appartiene al primo gruppo. Persona onesta, perbene, va in chiesa la domenica, insegna in una scuola. Sposato, con figli. Normale si direbbe.
Normale in effetti, vista la sua reazione davanti all'ingiustizia.
Uomo di principi, vive e partecipa in una società della quale condivide le leggi, le abitudini e le usanze.
Crede nel sistema.
Crede nello stato.
Crede nella giustizia.
Che fare quando è lo stato ad essere ingiusto?
Che fare quando un tribunale tradisce la propria sacralità, sacrificando sull'altare dello status quo la giustizia?
Fare finta che il mondo in cui si vive sia vero, che le regole di convivenza comuni esistano ancora?
Pur sapendo che così non è, rassegnarsi a vivere in una menzogna?
Questo gli risulta impossibile, non riesce a fingere che l'elefante nel salotto non ci sia, non riesce ad ignorare la realtà vista e vissuta, non come viene raccontata per convenienza.
Dicendo che il re è nudo, rende di fatto stupidi quanti fingono non lo sia.
Non ci si fa molti amici evidenziando gli errori, un vecchio adagio orientale recita: "correggi un sapiente e lo farai ancora più sapiente, correggi uno stupido e ti farai un nemico".
Beh, qui non è che abbia cercato di correggere degli stupidi, anzi, erano molti intelligenti.
Un bel problema quando questa si abbina al cinismo.
Quindi ci troviamo in un campo di battaglia, da una parte un cittadino che lotta contro le istituzioni che pervertono l'ideale di democrazia che dovrebbero rappresentare e custodire.
Dall'altra l'apparato di uno stato deviato.
Non vi anticipo come va a finire.
Un grande racconto, per denunciare l'onta di un regime razzista.
Nonostante l'occidente abbia vissuto il nazi-fascismo e il suo orrore, questo non è bastato per impedire un altro "sonno della ragione".
A voler essere pignoli, di pennichelle l'umanità se ne sta facendo anche ora.
Possiamo solo dire grazie ai vari sonnambuli che saltuariamente si aggirano cercando di risvegliare l'umanità.
voto 8
un lettore
martedì 14 marzo 2017
Libro di FEBBRAIO - L'estate del cane bambino - Mario Pistacchio e Laura Toffanello
Buongiorno blogger, finalmente si esce dall'inverno, belle giornate ci aspettano, la primavera è sempre foriera di enormi aspettative e promesse, pazienza se poi mai mantenute, l'importante è aver desideri da inseguire, la vita in realtà finisce con l'assenza di questi, non esalando un ultimo stanco anelito.
Bene, finite le mie "two cents" di saggezza, perché definirle perle non renderebbe giustizia a nessun ostrica dei ns e altrui mari, passiamo al breve commento del libro del mese.
Il primo complimento va al come siano riusciti a rendere credibili i pensieri dei bambini.
Personalmente sarei in notevole difficoltà nel cercare di ragionare come un fanciullo, descrivere la visione del mondo che si aveva a quell'età. Strati di esperienze hanno sepolto, se non cancellato, tale prospettiva.
Il secondo alla descrizione del luogo ed epoca, del tempo in cui un bambino non contava nulla, non era ancora diventato il centro del mondo, come lo è oggi, almeno nel lato fortunato del mondo.
Il terzo all'atmosfera generale del racconto, il tutto ben descritto, un paio di eventi tragici, quasi strazianti. Se scopo di un racconto è emozionare, qui l'hanno fatto.
Domanda che pone è: può un singolo evento, per quanto traumatico, influenzare tutta la vita di una o più persone?
Qui accade. Si ritroveranno adulti e invecchiati a far pace fra loro e con il loro passato.
Qui vediamo solo l'estate tragica vissuta da fanciulli, e il loro ritrovarsi in vecchiaia.
Quel che c'è nel mezzo, che poi sarebbe tutta la loro vita da adulti, non c'è.
Si intuisce gli abbia accompagnati, nel loro viaggio e nelle loro scelte, muta musa.
voto 7
Un lettore
Bene, finite le mie "two cents" di saggezza, perché definirle perle non renderebbe giustizia a nessun ostrica dei ns e altrui mari, passiamo al breve commento del libro del mese.
Il primo complimento va al come siano riusciti a rendere credibili i pensieri dei bambini.
Personalmente sarei in notevole difficoltà nel cercare di ragionare come un fanciullo, descrivere la visione del mondo che si aveva a quell'età. Strati di esperienze hanno sepolto, se non cancellato, tale prospettiva.
Il secondo alla descrizione del luogo ed epoca, del tempo in cui un bambino non contava nulla, non era ancora diventato il centro del mondo, come lo è oggi, almeno nel lato fortunato del mondo.
Il terzo all'atmosfera generale del racconto, il tutto ben descritto, un paio di eventi tragici, quasi strazianti. Se scopo di un racconto è emozionare, qui l'hanno fatto.
Domanda che pone è: può un singolo evento, per quanto traumatico, influenzare tutta la vita di una o più persone?
Qui accade. Si ritroveranno adulti e invecchiati a far pace fra loro e con il loro passato.
Qui vediamo solo l'estate tragica vissuta da fanciulli, e il loro ritrovarsi in vecchiaia.
Quel che c'è nel mezzo, che poi sarebbe tutta la loro vita da adulti, non c'è.
Si intuisce gli abbia accompagnati, nel loro viaggio e nelle loro scelte, muta musa.
voto 7
Un lettore
mercoledì 1 febbraio 2017
Libro di GENNAIO - Il piantagrane - Marco Presta
Buongiorno cari ed affezionati bloggers, si comincia l'anno alla grande. Come?!? Già svelo il finale?
Beh sì, dai, confesso, il libro mi ha intrigato.
Un piantagrane sa d'esserlo? Secondo me sì e se ne fanno pure vanto.
Il ns protagonista pianta grane con gusto? No, non sa d'esserlo. Con questo non voglio dire che il titolo sia sbagliato, mica siamo qui a criticare. Il ns protagonista è un eroe epico e come tale non sa d'esserlo, non sceglie d'esserlo. Per lui sceglie uno dei soliti registi mai ingaggiati da nessuno ma che sempre sceneggiano: il destino, il caso, gli dei capricciosi, la sfiga. Nella storia della letteratura questi Eletti alla fine del viaggio trovano la gloria e l'amore della loro bella, il ns trova quel che deve trovare. Questo poco ci importa, perché non possiamo mica raccontare com'è l'arrivo, a noi interessa il viaggio.
Cosa ha di speciale il ns eroe? Perché pianta grane?
Ha un potere. Unico. Mai si era sentito nulla di simile.
Laddove è lui, le persone iniziano a comportarsi secondo logica e buon senso comune.
Immaginate un simile potere e ponetelo nella ns bellissima penisola. Riuscite ad intravvedere le conseguenze? Certo, con un simile dono in un luogo quale i paesi scandinavi, il Giappone, o fra i Mapidian o Negaroté, non è che cambi molto, l'ordine sociale non rischia d'essere sovvertito.
Non si mette in pericolo la sicurezza nazionale, scatenando di conseguenza la reazione doverosa dei difensori dello Stato, del popolo sovrano, della pace e della libertà.
Non sì è costretti a fuggire, nascondersi, braccati come fiera che attenta all'aia.
Ma qui? In questa meravigliosa e ricca nazione, le cui quattro gambe: raccomandazione, ipocrisia, corruzione, giustizia negata; sorreggono una tavola riccamente e perennemente imbandita per un banchetto che sembra non possa aver mai fine e non bastare mai per famelici ed egoistici individui.
Immaginate le parole dette al funerale di un politico di lungo corso.
Immaginate una seduta in parlamento dove si vota per concedere l'autorizzazione a procedere verso uno dei tanti onorevoli che inconsapevolmente distraggono fondi.
Immaginate il comizio di un neonazista.
Immaginate...
voto 6,5
un lettore
Beh sì, dai, confesso, il libro mi ha intrigato.
Un piantagrane sa d'esserlo? Secondo me sì e se ne fanno pure vanto.
Il ns protagonista pianta grane con gusto? No, non sa d'esserlo. Con questo non voglio dire che il titolo sia sbagliato, mica siamo qui a criticare. Il ns protagonista è un eroe epico e come tale non sa d'esserlo, non sceglie d'esserlo. Per lui sceglie uno dei soliti registi mai ingaggiati da nessuno ma che sempre sceneggiano: il destino, il caso, gli dei capricciosi, la sfiga. Nella storia della letteratura questi Eletti alla fine del viaggio trovano la gloria e l'amore della loro bella, il ns trova quel che deve trovare. Questo poco ci importa, perché non possiamo mica raccontare com'è l'arrivo, a noi interessa il viaggio.
Cosa ha di speciale il ns eroe? Perché pianta grane?
Ha un potere. Unico. Mai si era sentito nulla di simile.
Laddove è lui, le persone iniziano a comportarsi secondo logica e buon senso comune.
Immaginate un simile potere e ponetelo nella ns bellissima penisola. Riuscite ad intravvedere le conseguenze? Certo, con un simile dono in un luogo quale i paesi scandinavi, il Giappone, o fra i Mapidian o Negaroté, non è che cambi molto, l'ordine sociale non rischia d'essere sovvertito.
Non si mette in pericolo la sicurezza nazionale, scatenando di conseguenza la reazione doverosa dei difensori dello Stato, del popolo sovrano, della pace e della libertà.
Non sì è costretti a fuggire, nascondersi, braccati come fiera che attenta all'aia.
Ma qui? In questa meravigliosa e ricca nazione, le cui quattro gambe: raccomandazione, ipocrisia, corruzione, giustizia negata; sorreggono una tavola riccamente e perennemente imbandita per un banchetto che sembra non possa aver mai fine e non bastare mai per famelici ed egoistici individui.
Immaginate le parole dette al funerale di un politico di lungo corso.
Immaginate una seduta in parlamento dove si vota per concedere l'autorizzazione a procedere verso uno dei tanti onorevoli che inconsapevolmente distraggono fondi.
Immaginate il comizio di un neonazista.
Immaginate...
voto 6,5
un lettore
martedì 10 gennaio 2017
MANGIALIBRO - CLASSIFICA 2016
Buon anno cari blogger, come da tradizione, ecco la classifica del club dell'anno appena trascorso...
Considerazioni personali...
TITOLO
|
AUTORE
|
VOTO
|
MESE
|
ANNA
|
NICCOLÒ AMMANNITI
|
7,93
|
APRILE
|
IL CAPPOTTO DELLA MACELLAIA
|
CARLOTA LORENZO
|
7,93
|
SETTEMBRE
|
AMERICANAH
|
CHIMAMANDA ADICHIE
|
7,64
|
OTTOBRE
|
LA MECCANICA DEL CUORE
|
MATHIAS MELZIEU
|
7,29
|
FEBBRAIO
|
LA VITA FELICE
|
ELENA VARVELLO
|
7,29
|
NOVEMBRE
|
LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE
|
JOHN FOWLES
|
7,20
|
GIUGNO
|
L'AMORE È UN DIFETTO MERAVIGLIOSO
|
GRAEME SIMSION
|
6,29
|
MARZO
|
L'IMPREVEDIBILE VIAGGIO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME
|
ALICE BASSO
|
4,14
|
MAGGIO
|
Considerazioni personali...
un esercizio che faccio sempre e ripensare ad un libro a distanza di tempo.
Osservando questo elenco mi sono ancora cari: la favola di Mathias, la fantasia distopica in Anna, il reportage dai due mondi di Chimamanda.
Il cappotto lo ricordo come un bel libro comico. Lettura da spiaggia.
Andando a rivedere i miei voti, trovo un 8 a: "la donna del tenente francese" & "la vita felice".
Per il primo, con uno sforzo di memoria, mi è tornata in mente la storia, oblio completo per il secondo.
Cerco sempre di non dire nulla se non ho nulla di buono da dire, quindi: trovo che Alice sia un bel nome.
Una curiosità: in questi tre anni, il libro con il voto più alto l'abbiamo avuto (a ritroso) nei mesi di:
aprile, maggio, marzo.
Inizio a sospettare che la primavera qualche influenza sull'umore l'abbia ;-)
Lo scorso anno commentai la classifica con un unico auspicio, che nel 2016 si trovassero letture migliori.
Mi sono giocato così il mio desiderio per il 2016. Questo spiega molto, anche se non tutto.
Per non rischiare, per il 2017 non auspico nulla.
Buone letture a tutti.
Un lettore
Cerco sempre di non dire nulla se non ho nulla di buono da dire, quindi: trovo che Alice sia un bel nome.
Una curiosità: in questi tre anni, il libro con il voto più alto l'abbiamo avuto (a ritroso) nei mesi di:
aprile, maggio, marzo.
Inizio a sospettare che la primavera qualche influenza sull'umore l'abbia ;-)
Lo scorso anno commentai la classifica con un unico auspicio, che nel 2016 si trovassero letture migliori.
Mi sono giocato così il mio desiderio per il 2016. Questo spiega molto, anche se non tutto.
Per non rischiare, per il 2017 non auspico nulla.
Buone letture a tutti.
Un lettore
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