mercoledì 8 ottobre 2014

Il corpo non dimentica - Violetta Bellocchio

"Leggendo una biografia ci si dovrebbe ricordare che la verità non è fatta per essere raccontata".
Lessi questa frase in giovane età, non ne ricordo l'autore, sicuramente qualcuno più saggio e realista di me, perché, seppur condividendone il contenuto, soprattutto pensando alla mia di vita e alle cose che non racconterei (mai), non l'ho mai applicata, anzi, le biografie continuano ad affascinarmi. 
Ultima in ordine di tempo, quella che da' il titolo a questo post. 
Voto 8 (pieno, tondo). 
Veniamo alla trama, non vi svelo il finale (in cui lei ovviamente muore) per non rovinarvi l'eventuale lettura. 
Violetta inizia a bere, un po' come tutte le persone normali, verso i 16/17 anni, finché arrivata a 25 non diventa dipendente, lo è fino ai 28, poi si reca dagli AA e smette. A 36 anni, scrive questo libro per raccontarci la sua storia. 
Cruda, diretta, sincera, semplicemente umana. Un raccontarsi che è al contempo terapia per se stessa, un viaggio per comprendere i perché di quei tre anni, di cui non ha praticamente memoria, se non immagini spezzate e sconnesse fra loro. Realizzare chi è oggi e chi era allora, per completare una guarigione e crescita interiore non conclusa semplicemente affrancandosi dalla dipendenza.
E' necessario capire e capirsi. Il suo corpo conservava il ricordo di quegli anni e lei con quel corpo ci doveva vivere ogni giorno, ed ogni giorno le ricordava con violenza un passato che non si poteva semplicemente cancellare o dimenticare "smettendo", era necessario un tuffo nelle profondità dell'io.
Scrivendo, si scopre a se stessa. Scrivendole, dicendole, affermandole, le cose di colpo diventano vere, non basta pensarle, devono uscire da noi, abbiamo bisogno d'averle davanti per guardale negli occhi, per accettarle come verità. 
Probabilmente la frase iniziale continua ad essere vera, non tutta la verità sarà presente in questo libro, ma è altrettanto sicuro che molta ve ne è ed è raccontata con dura tenerezza.

Grazie Violetta. 
Un lettore 

 

venerdì 3 ottobre 2014

libro di SETTEMBRE - L'amore fatale - Ian Mcewan

Partiamo dall'inizio, non che sia un obbligo, ma in questo caso è l'inizio la parte che più colpisce. 
Qui abbiamo l'evento scatenante "dell' amore fatale", dispiegato questo poi per il resto del libro. 
Per descrivere l'accaduto Ian ci mette una quarantina di pagine, quando una qualsiasi persona ne avrebbe impiegate... vogliamo fare una, due in caso di logorrismo incontenibile. 
Dice, non dice, insinua, lascia intendere, va avanti, torna indietro, il tutto con un lessico da vero maestro. 
Un inizio che ami o che ti fa chiudere il libro. 
Personalmente ero ammirato da cotanto esercizio, non potevo non riconosce nello stile di scrittura una vera maestria, al contempo però l'ho odiato, strappava la carne dagli ossi quel non dire mai; non arrivare al punto non far sapere se alla fine moriva o no.
Ma c'è l'ho fatta, ho concluso il primo capitolo, esultato alla morte dell'innocente di turno (quale non ve lo dico, "spoilerare" non è bello fra gentlemen) ed ero pronto al racconto.  
Di cosa parla il libro? 
All'apparenza si direbbe la follia umana, o meglio, uno dei tanti aspetti che può assumere. 
Invece il tema del libro in realtà è "il caso". 
Come le vite delle persone siano deviate, spesso più dal caso che non da attente e ponderate sagge pianificazioni.
Foglie senza ramo esposte ai capricci del vento ci ritroviamo in luoghi solo all'apparenza scelti, vicini a persone incontrate non per nostra volontà. Il restar loro vicine, questo sì, lo si sceglie, ma poi, tutto torna in mano al caso. Abbiamo per Dio dei dadi? (sempre meglio di un piatto di spaghetti al sugo con polpette). 
Chissà se l'intenzione dell'autore era di fare del "caso" il tema centrale del libro, distraendo con l'ossessione amorosa, oppure è solo un caso che il caso rientri in così tanti eventi da averci fatto pensare al caso.
Se fosse vivo potremmo chiederlo all'autore, se fosse morto potremmo cercare delle interviste sperando di trovarne una su questo libro, se andassi su wikipedia saprei lo stato di salute dell'autore, ma in questi giorni wiki chiede soldi, preferisco stargli lontano, come quando cambio strada alla vista di un operatore di questua, ma forse no, forse un contributo al wiki lo mollo. 
Sì, lo so', caro affezionato lettore del blog, sto divagando e non giungo al punto al quale tieni più di tutto. Fremi per sapere com'è andata la votazione del "mio" libro e io qui a parlarti di calcio, ricette e alieni, tutto pur di rimandare l'inevitabile.
Ebbene sì, non è andata benissimo, anzi, direi proprio male. Il voto peggiore nella storia del club. 
Abbiamo fatto peggio dei 12 precedenti, gli unici a non arrivare alla sufficienza ( ci vorrebbe un tiramisù consolatorio)
Comeeeee? (avrai pensato) con un titolo così "accattivante". 
Eh sì, è andata così. 
L'amore non era quello che fa sospirare, il fatale non era Sharon Stone su di una sedia in un commissariato... 
Racimolato un misero 5.93, manco fossimo una bionda ad un esame di matematica (*).

I più attenti avranno senz'altro notato che nel post di presentazione dei 3 libri spiegavo che li avevo scelti a caso, il tema del libro scelto è il caso. 
Sarà mica un caso?