Se siete sognatori idealisti romantici, se in un libro cercate
fughe e onirici non luoghi, questo non fa per voi, o forse,
è proprio quel che più vi serve.
Divaghiamo brevemente; spendendo parole d'elogio per lo stile
di scrittura, ma assolto tale dovere, torniamo alle emozioni di cui
sono intrise le pagine di questo libro.
Qui si racconta di quanto si possa soffrire a causa altrui ma anche nostra.
Questo non è dolore epico, nessun Odisseo che agogna il suo ritorno a casa,
questa è la mestizia quoditiana d'esser dentro una vita infelice condivisa con
chi dovremmo tenere lontano e della cui lontananza emotiva ci doliamo.
Fili invisibili ci legano al nostro innocente carnefice al contempo nostra
vittima .
Da qui si parte per poi volgere un lungo sguardo a ritroso nel tempo,
verso il punto di partenza e spiegazione (e assoluzione?)
di ciò che si è diventati.
Mai in questo viaggio si ha un momento di tenera pace, di condivisione
dell'altrui destino, la solitudine di quella vita non prevede che le nostre
anime possano entrarvi e farne parte.
Una scelta è stata fatta, non c'è posto per nessuno, nessuno si vuole e
nessuno si attira.
Se non alla fine, che poi è l'inizio, qui dove c'è l'innocenza pura,
trova spazio la nostra solidarietà, i cuori palpitano tifosi, pur
conoscendo l'amaro che ne seguirà.
Si prova una vivida rabbia nel vedere che la verità non viene urlata
e difesa, osserviamo, spettatori muti, come il dolore, figlio della
delusione, fa accettare mestamente l'ingiusto, una ritirata silenziosa
il triste epilogo.
Qui si chiude il cerchio, vediamo come il dolore, la delusione
e la solitudine, i peggiori consiglieri della nostra vita, ci facciano
fare sempre la scelta peggiore.
un lettore
Caro lettore. ..cosa aggiungere?! Bella e interessante analisi...che condivido
RispondiElimina