Buon natale cari blogger, eccoci qui appesantiti da abbondanti libagioni a commentare l'ultimo libro di questo 2015.
Affrontiamo un premio nobel, vediamo di ricordarcelo...
Il romanzo racconta la vita di un uomo qualunque. Fedele all'idea che ogni vita valga la pena d'essere raccontata e che se a farlo è un vero bardo, può anche risultare avvincente?
Mah... non saprò mai cosa ha spinto il signor Orhan a scrivere questa storia.
Qui si racconta di Mevlut, di come da giovane lascia il suo paesello per raggiungere il padre, venditore ambulante di yogurt e boza (bevanda leggermente alcolica), a Instanbul.
Lo seguiamo nella sua vita da studente, con le sue amicizie con giovani idealisti.
Lo seguiamo nei suoi giovanili tormenti amorosi, con corteggiamento d'altri tempi e con lieto fine a sorpresa.
Lo seguiamo nel percorrere le orme del padre come venditore ambulante.
Lo seguiamo cimentarsi e fallire in vari altri lavori.
Osserviamo il contorno di questa sua vita.
Fatto da una città che esplode durante la sua vita, passando da tre a tredici milioni di abitanti.
Fatto da legami familiari indissolubili, che ne condizionano, volente o nolente, nel bene e nel male, la sua vita.
Osserviamo una società e le sue regole a noi ormai estranee, appartenenti sì al ns passato, ma oramai aliene. Fa specie vedere che regole sociali presenti nell'Italia anteguerra (anche se di recente ho scoperto che alcune abitudini ci sono state fino al 65*), siano ancora radicate nella Turchia degli anni 80.
Il romanzo viene scritto come un moderno documentario/reality, dove ci sono le interviste singole che inframmezzano il racconto.
Quindi, di quando in quando, conosciamo il punto di vista della moglie, del cognato, dello zio, dell'amico, dei cugini, delle mogli dei cugini etc. etc.
Tutti raccontano in prima persona.
Se questo stile rende apprezzabile e scorrevole la lettura, l'emulare alle volte "nonno Simpson" nel raccontare alcuni episodi, la rende a sua volta tediosa oltre il limite dell'umana pazienza.
Per i pochi che non seguono i Simpson (si fa sempre in tempo a rimediare), "Grampa" ha l'abitudine di fare circonlocuzioni infinite prima di arrivare al punto, aprendo una parentesi via l'altra nel discorso. Dopo un po', se non lo si è ammazzato, si smette d'ascoltare.
Arrivato alla fine, confesso che non mi sono affezionato a Mevlut, ne alle sue vicende.
Questa epopea, non mi è parsa tale.
Non è un libro per sognare.
Voto 5.
Un lettore.
*curiosi vero? immagino vogliate sapere quali abitudini.
Non posso deludervi cari affezionati lettori del mangialibro.
Mi riferisco al rapire una ragazza: scopo matrimonio.
Ero convito che si facessero sempre in accordo questi ratti, ma di recente ho letto che non sempre la giovane era consenziente.
A volte subiva e doveva accettare le nozze riparatorie per ritrovare l'onore, altrimenti restava "svergognata" ed emarginata dalla società.
Diventata famosa una donna, Franca Viola, che nel 65 (del ventesimo secolo - sigh!) non accettò le regole sociali dominanti e denuncio il rapitore.
Il quale venne condannato per rapimento e stupro. Da lì si aprì un mondo di novità per le giovani.
Rimasi basito a dir poco nel leggere la data dell'evento (?!?)
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